
Articolo del 13/01/2026
La nevralgia del trigemino è una patologia che può essere estremamente dolorosa e invalidante. A volte viene confusa con problemi dentali o sottovalutata, ritardando una diagnosi corretta. La storia della signora RR, un’anziana donna di 88 anni, aiuta a capire quanto questa malattia possa incidere sulla qualità della vita, ma anche come oggi esistano soluzioni efficaci.
Come si riconosce il problema? Come si cura?
Ne parliamo con il Dottor Francesco, medico neurochirurgo della clinica Ars Medica
I primi sintomi: un dolore improvviso e inspiegabile
Molti anni prima della diagnosi, la signora aveva iniziato ad avvertire un dolore strano e violento nella parte centrale del viso, vicino al labbro superiore. Si trattava di fitte improvvise, simili a scosse elettriche, che comparivano mentre mangiava o parlava, costringendola a fermarsi all’improvviso.
Il dolore si presentava più volte al giorno, senza preavviso, lasciandole il viso contratto in una smorfia di sofferenza. Come spesso accade, il primo sospetto fu un problema ai denti: si rivolse quindi al dentista, che le curò e successivamente le estrasse un molare. Il sollievo, però, durò solo pochi giorni. Le crisi dolorose tornarono, altrettanto intense.
Nonostante ulteriori tentativi, inclusa l’agopuntura, il beneficio fu minimo e temporaneo.
Quando il dolore condiziona la vita quotidiana
Col passare del tempo, la situazione divenne sempre più difficile. Durante una conversazione, la signora si interrompeva all’improvviso, portandosi la mano alla guancia per il dolore. Alcuni familiari arrivarono perfino a dubitare che il problema fosse “solo” fisico.
Finalmente, la visita da un neurologo chiarì la causa dei suoi disturbi: si trattava di nevralgia del trigemino, una malattia del nervo trigemino responsabile della sensibilità del volto. Le venne prescritta una terapia farmacologica specifica, che inizialmente funzionò molto bene. Il dolore scomparve quasi del tutto, restituendole un po’ di serenità.
Farmaci sempre meno efficaci e troppi effetti collaterali
Purtroppo, dopo alcuni mesi, il dolore tornò. Fu necessario aumentare progressivamente le dosi dei farmaci. Questo permetteva di tenere sotto controllo le crisi, ma al prezzo di effetti collaterali importanti: confusione, sonnolenza, senso di instabilità.
Per anni la signora visse così, tra periodi di miglioramento e ricadute improvvise, spesso scatenate dal freddo o dalla stanchezza. Negli ultimi tempi, però, la situazione peggiorò drasticamente: il dolore divenne continuo, più esteso, arrivando a coinvolgere anche la zona dell’occhio. I farmaci non funzionavano più e gli esami del sangue iniziarono a mostrare segni di sofferenza epatica.
A quel punto, la scelta di consultare un neurochirurgo divenne inevitabile.
La scelta dell’intervento, nonostante l’età
L’idea di un intervento chirurgico spaventava molto la signora, anche perché non si era mai operata in vita sua. Inoltre, temeva di perdere la sensibilità del volto. Dopo diversi colloqui con lo specialista, però, comprese che esisteva una procedura minimamente invasiva, eseguibile in anestesia locale, che consentiva di trattare selettivamente il nervo responsabile del dolore.
Questa possibilità, unita alla totale inefficacia delle terapie farmacologiche, la convinse ad affrontare l’intervento.
Un intervento rapido e risolutivo
L’operazione venne eseguita nel mese di aprile. La procedura consistette nell’introduzione di un ago molto sottile fino al ganglio di Gasser, una struttura del nervo trigemino situata alla base del cranio. Il tutto avvenne con la paziente sveglia, in anestesia locale, e con un controllo accurato per preservare la sensibilità del viso.
Il risultato fu sorprendente: già il giorno dopo l’intervento la signora venne dimessa, senza dolore e senza disturbi residui. Poteva finalmente mangiare e parlare senza paura.
Il ritorno alla normalità
A distanza di tempo, la signora ha confermato che il dolore non si è più ripresentato. Ha ripreso subito la sua vita quotidiana e non assume più alcun farmaco. La figlia racconta con affetto un episodio curioso: al termine dell’intervento, la madre chiese stupita se l’operazione dovesse ancora iniziare, non rendendosi conto che era già finita.
Una storia che dimostra come, anche in età avanzata, una corretta diagnosi e un trattamento adeguato possano restituire una vita libera dal dolore.






