intervento anca mini invasivo

Articolo del 19/12/2025

Il paziente chiede di eseguire questo intervento perché nella sua vita si rende conto che il dolore e la progressiva limitazione dell’articolazione gli rendono impossibili le cose più normali tipo mettersi le calze, le scarpe, poter camminare anche per brevi tragitti e quindi ci chiede la sostituzione dell’anca per poter riprendere una vita normale.

Ne parliamo con il Prof De Peppo e il Professor Cammarano, specialisti in ortopedia e traumatologia, in particolare di chirurgia protesica dell’anca con tecnica meno invasiva anteriore. Hanno iniziato questa esperienza di chirurgia mini-invasiva dell’anca, 25 anni fa e continuano a portare avanti un programma di attività rivolto anche al miglioramento della qualità della vita con questo intervento chirurgico.

Che cosa significa protesi d’anca e quando diventa necessario ricorrere a questo intervento?

Protesi d’anca si intende la sostituzione dell’articolazione naturale dell’anca con un sistema artificiale costituito fondamentalmente da due parti, una parte che si impianta nel bacino e un’altra che si impianta nel femore. E questo è un intervento che si rende necessario quando la qualità dell’articolazione rende impossibile la vita al paziente perché logicamente o per il dolore o per la limitazione funzionale non è più possibile mantenere l’articolazione originale.

Può accadere per patologie degenerative tipo l’artrosi o per patologie traumatiche tipo le fratture del collo o del femore.
Ci possono essere anche cause congenite tipo la displasia congenita dell’anca oppure patologie acquisite in età pediatrica tipo il morbo di Perthes che condizionando la forma e la struttura soprattutto del collo e della testa del femore creano uno sbilanciamento tra l’acetabolo e il femore e quindi consumano l’articolazione. La chirurgia medio invasiva si basa su dei principi fondamentali cioè quello di arrecare il minore trauma chirurgico al paziente e questo si realizza col massimo rispetto dei tessuti.

Negli ultimi anni si parla molto di “chirurgia mininvasiva”: in cosa si differenzia la protesi d’anca mininvasiva rispetto alle tecniche tradizionali?

La chirurgia mininvasiva si basa su un principio fondamentale: ridurre al minimo il trauma chirurgico, rispettando al massimo i tessuti.

Esso si realizza attraverso una serie di procedure, a partire dalla scelta della via di accesso e dalla introduzione di strumentario dedicato.

La via d’accesso da noi scelta è la via mininvasiva anteriore: è definita anatomica perché utilizza un interstizio intermuscolare già presente e non necessita di alcun distacco o incisione di alcun gruppo muscolare ma è sufficiente la semplice divaricazione dei tessuti.

Questo si traduce in una minore perdita ematica, in minor dolore postoperatorio, grande stabilità immediata dell’impianto con riduzione del rischio di lussazione e totale rispetto del muscolo medio gluteo e dei rotatori, responsabili della stabilità dell’anca.

Questa procedura consente:

  • Di applicare qualsiasi tipo di protesi (la scelta è legata alla patologia ed all’età del paziente);
  • Di utilizzare un modello di recupero funzionale rapido (fast track), il paziente inizia il programma fisioterapico il giorno stesso dell’intervento ed inizia a camminare ed a fare le scale il primo giorno postoperatorio;
  • Di ridurre i giorni di degenza postoperatoria.

Perché quest’intervento può cambiare la vita a molte persone? Se dovesse riassumere in poche parole, perché scegliere l’intervento di protesi d’anca mininvasiva?

Perché consente di recuperare completamente ed in tempi rapidi sia le normali occupazioni lavorative e di relazione che l’attività sportiva preferita.

Dopo oltre vent’anni di esperienza con questa tecnica, cosa ritiene che abbia davvero cambiato nella vita dei pazienti?

 La riduzione del tempo per un totale recupero funzionale, la ridotta morbidità postoperatoria, l’elevata performance dell’impianto protesico consentono ai pazienti non solo il ritorno ad un normale stile di vita ma anche di tornare a praticare lo sport, anche a livello agonistico, e non da ultimo anche una buona cosmesi della ferita chirurgica.

E infine, qual è la soddisfazione più grande nel vedere i risultati di questo tipo di chirurgia?

La nostra soddisfazione, che coincide con quella del paziente, consiste nel fatto che già ai primi controlli postoperatori ci riferisce di avere ripreso una vita completamente normale, di avere ripreso la propria attività sportiva e, nei casi di coxartrosi bilaterale, ci chiede di essere operati rapidamente all’arto controlaterale.

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